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“Posso rivedere i miei nipoti. Sono davvero felice! ”

Naheed, Mahmoud and their grandchildren smiling.

La prima volta che abbiamo incontrato Naheed è stato all’ospedale oftalmico di Mandra, non lontano da Islamabad, in Pakistan.

Naheed ha la cataratta a tutti e due gli occhi e prima di essere operata deve essere sottoposta ad una visita finale.

Oltre ad avere la cataratta, Naheed, che ha 55 anni, ha il diabete e la parte inferiore del suo corpo è paralizzata a causa di un ictus che ha avuto 8 mesi fa. Ora usa una sedia a rotelle, che oggi è spinta da suo marito Mahmoud. Naheed parla molto poco e sembra assente e infelice.

Naheed è stata raggiunta grazie al Right to Health Programme che ha l’obiettivo di far sì che le persone più emarginate possano accedere ai servizi sanitari.

Una sfida per le persone con disabilità

Mentre osserviamo gli esami a cui viene sottoposta Naheed, notiamo alcune delle barriere che possono rendere difficile l’accesso al sistema sanitario per le persone con disabilità. Le stanze dell’ospedale sono strette e le attrezzature sono spesso non raggiungibili per le persone che usano la sedia a rotelle.

Per uno dei test, Naheed deve essere tirata su per le braccia dal marito e un’infermiera le tiene ferma la testa contro l’apparecchio mentre il dottore punta la torcia nei suoi occhi. È una posizione visibilmente dolorosa e scomoda per lei.

Dopo, seguiamo Naheed fino alla casa di suo cognato a Rawalpindi, dove vive con Mahmoud.Le strade del quartiere, simile a un labirinto, sono strette e i cavi telefonici creano una gran confusione sopra le nostre teste. Le donne portano la spesa, gli uomini si aggirano nei piccoli negozi di snack, i bambini giocano e tutti ci guardano.

Improvvisamente Mahmoud ci fa segno di andare avanti e scompare in un’altra strada con Naheed. La ragione ci è presto chiara: la strada diventa molto ripida e noi stessi facciamo fatica a mantenere l’equilibrio nella polvere mentre scendiamo. È ovvio che Mahmoud non potrebbe manovrare la sedia a rotelle giù o su per quella strada. È un’altra barriera significativa che Naheed deve affrontare, proprio davanti alla sua porta di casa.

"Voglio lavorare, ma ora non posso farlo."

All’arrivo siamo accolti in una stanza che sembra una via di mezzo tra un soggiorno e una camera da letto, con letti e sedie lungo i muri. Mahmoud conduce Naheed al letto accanto a dove siamo seduti e, davanti a delle tazze di dolce té chai, ascoltiamo la sua storia.

La vista di Naheed ha cominciato a peggiorare circa quattro anni fa e da nove mesi l’ha persa del tutto. Prima che ciò accadesse lei lavorava facendo le pulizie, lavando e cucinando per altre persone.

“Prima riuscivo a gestire ogni singola cosa nella mia casa,” ci dice. “Ma ora sono inutile a causa della mia malattia. Ero così attiva, ora sono molto pigra. Voglio lavorare, ma ora non posso farlo.” Mahmoud lavorava come tassista ma ora trascorre la maggior parte delle sue giornate prendendosi cura di sua moglie e sono i figli che provvedono a loro economicamente.

Entrambi i figli di Naheed hanno dei bambini che sono una parte molto importante della sua vita e lei è disperata perché non li vede. “Voglio vedere la mia famiglia. Voglio vedere i miei figli, le mie nipoti, i miei nipoti… Ora vedo che c’è qualcuno seduto lì, ma non riesco a riconoscerne il viso.”

Il giorno dell'operazione

Il giorno dell’operazione di cataratta di Naheed c’è un caldo soffocante. Nella sala d’attesa, ci sono donne che aspettano la loro operazione di cataratta. C’è molto silenzio e tensione. A Naheed, accompagnata dalla figlia Busheer, sono appena state misurate la pressione e la glicemia. Dato che è diabetica questo è molto importante, perché l’operazione non andrà avanti se i livelli sono troppo alti.

Una alla volta le donne che si trovano nella sala d’attesa vengono portate nella sala operatoria e ben presto è il turno di Naheed. La sala operatoria è composta da tre piccole stanze con due tavoli chirurgici in ciascuna. C’è un chirurgo per ogni coppia di tavoli operatori. Una paziente viene preparata mentre l’altra viene sottoposta all’operazione. Sembra un sistema molto efficiente e si capisce come l’ospedale riesca ed eseguire circa 60 interventi al giorno.

L’intera procedura dura solo intorno ai 20 minuti, poi Naheed torna nella sala d’attesa, un po’ preoccupata ma già più ottimista. “Sono felice”, dice. “Ringrazio Dio.”

L’operazione è andata bene: Naheed ci vede!

Di ritorno a casa di Naheed, arriviamo giusto in tempo per la rimozione delle sue bende. Un gruppo apparentemente infinito di familiari e vicini riempie la stanza. L’optometrista che la visita rimuove delicatamente le bende, asciuga gli occhi di Naheed e le mette il collirio. Poi solleva tre dita: se Naheed le vedrà, sapremo che l’operazione è andata bene. Guardiamo tutti ansiosamente e… lei dà la risposta esatta!

C’è un sospiro di sollievo generale e l’atmosfera nella stanza si trasforma da nervosa in gioiosa. Mentre gli altri familiari stanno chiacchierando emozionati, chiediamo a Naheed cosa desidera vedere di più. La risposta non ci coglie di sorpresa: i suoi figli e nipoti.

La nipote più piccola, Savera, viene portata da Naheed, che può vederla per la prima volta. Vedere Naheed stringere a sé Savera, guardare attentamente il suo viso e baciarla è un’esperienza straordinaria. Quando chiediamo a Mahmoud come si sente ora che Naheed ha riacquistato la vista, lui non dice nulla e all’inizio pensiamo che non abbia sentito la domanda.

Ma poi vediamo delle lacrime nei suoi occhi. Cerca di dire qualcosa, ma è troppo commosso per parlare. Vedere quest’uomo forte e sicuro di sè piangere di sollievo fa capire quanto gli utimi quattro anni debbano essere stati duri per lui.

La nuova vita di Naheed

Incontriamo Naheed in ospedale per il suo controllo post-operatorio, poi andiamo con lei a casa di suo figlio per parlarle. E’ immediatamente evidente che qualcosa è cambiato. La donna silenziosa, introversa che avevamo conosciuto è ora felice e rilassata, sorride e ride seduta sulla sua sedia a rotelle con i suoi nipoti che giocano intorno a lei. In loro compagnia, lei rinasce visibilmente e il suo amore per loro traspare quando bacia la piccola Savera e parla con sua nipote Noor, che le sta mostrando il suo nuovo vestito.

“I miei nipoti sono qui da ieri sera e posso vederli che gironzolano qui intorno e loro giocano con me. Quindi mi sento molto felice.” Riacquistare la vista sembra aver motivato Naheed a prendersi cura della sua salute anche sotto altri aspetti: sta ricevendo delle cure per la sua paralisi ed è fiduciosa che le sue condizioni possano migliorare.

Vedere l’atteggiamento di Naheed così completamente trasformato mostra il profondo impatto che un’operazione di cataratta può avere sulla vita di una persona. Naheed non ha solo riacquistato la vista, ma anche la sua autostima, e noi siamo profondamente grati di aver avuto l’opportunità di essere testimoni di questo suo percorso.

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