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Vivere con il tracoma in un campo profughi

La vita con il tracoma può essere molto dolorosa, soprattutto per chi vive in un campo profughi con accesso limitato alle strutture sanitarie.

Ed è quello che è successo a Rebecca. Lei viene dal Sud Sudan e soffre di trichiasi, lo stadio più avanzato del tracoma. A causa della guerra nel suo paese dal 2013 vive in un campo profughi nel nord del Kenya. Rebecca ci racconta che se fosse rimasta nel suo paese d’orgine, probabilmente sarebbe rimasta cieca per sempre a causa della mancanza di strutture sanitarie adeguate.

Rebecca è una donna generosa e sorridente nonostante tutto quello che ha vissuto. Questa è la sua seconda volta nel campo di Kakuma: è arrivata qui per la prima volta nel 2004 per poi ritornare in Sud Sudan una volta tornata la pace. Tuttavia è dovuta fuggire per la seconda volta nel 2013 quando sono ripresi i combattimenti.

L’improvvisa fuga ha disperso la famiglia di Rebecca e lei è stata separata dai suoi cinque figli. Sua madre e suo padre sono morti prima che potessero fuggire e lei ancora non sa cosa sia successo al resto della sua comunità. Ha dovuto affrontare senza i suoi figli un difficile viaggio attraverso il confine tra il Sud Sudan e il Kenya, per arrivare fino al campo profughi. Una volta arrivata lì ha scoperto che anche i suoi figli erano riusciti a raggungere il campo. Adesso sono tutti al sicuro e vivono insieme come una famiglia.

Una donna tiene le mani sul viso e sorride.

La nostra storia

La visione di Sightsavers è quella di un mondo in cui nessuno sia cieco per cause evitabili e dove le persone con disabilità visive siano parte attiva della società.

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Il viaggio fino al campo non è stato facile. Tantissime persone come Rebecca hanno camminato senza sosta per settimane per arrivarci: alcuni hanno cercato di utilizzare autobus o motociclette, ma spesso si guastavano.

Quando Rebecca ha iniziato a sentire dolore agli occhi, ha deciso di percorrere la lunga distanza dal campo alla clinica più vicina per sottoporsi a un esame della vista. Alla clinica ha spiegato al medico che non stava bene e che riusciva a sentire le sue ciglia sfregare contro i suoi occhi. Così le è stato subito diagnosticato il tracoma.

Nella clinica dove si è recata Rebecca non c’è una sala operatoria funzionante. Ma grazie a Sightsavers e ai suoi partner, chirurghi e oftalmologi si recano al campo profughi ed eseguono tutti gli interventi lì. Anche loro affrontano un viaggio complicato e molto lungo, percorrendo strade sterrate o costruite a metà, spesso allagate, per portare l’attrezzatura chirurgica da Lodwar la più grande città del Kenya nordoccidentale. Una volta arrivati al campo, il team allestisce una sala operatoria e sono pronti a restituire la vista a tutte le persone come Rebecca che ne hanno bisogno.

Il giorno dell’operazione che le restituirà la vista, nonostante il tanto dolore, Rebecca è in prima linea per l’intervento. Dopo meno di 30 minuti torna ad essere sorridente e gioiosa. Il giorno successivo quando le hanno rimosso le bende, Rebecca ci ha detto sorridendo: “Sì. Sto bene adesso. “

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